È bello sentirsi dire che ci stiamo facendo prendere dal panico, e agire di conseguenza, detto da chi si sta comportando come il classico italiano medio che dice "me ne frego poi si vede".
Un atteggiamento del genere, in fatto di tasse, è un suicidio.
Quindi, quando parliamo di questi argomenti, bisogna prendere dei dati oggettivi, metterli a terra e ragionarci su.
I dati oggettivi ad oggi sono:
- Una norma europea che lascia tanto spazio interpretativo (e questo per noi è un male);
- Un documento che Amazon invia annualmente ad AdE con i nostri dati e dei valori fiscali di prodotti che abbiamo avuto "gratuitamente"
- Dei termini che noi abbiamo firmato con Amazon in cui c'è espressamente scritto di verificare la possibilità di applicazione di tassazione nel proprio paese.
In un paese civile come la Tedeschia, non si sono fatti scrupoli e fin da febbraio sanno che gli uffici delle imposte inquadrano questo come servizio. Centinaia di persone si sono rivolti agli uffici regionali e hanno avuto tutti le stesse risposte.
Noi, invece, abbiamo (o meglio NON abbiamo) un interpello ufficiale in cui l'ufficio di competenza ha detto che non è un servizio tassabile. Purtroppo, questa risposta è riservata e quindi non vale per nessuno se non per chi ha fatto l'interpello.
Ora, ognuno è libero di pensarla come la vuole, ma con le tasse non conta il mio o il tuo pensiero, conta quello dello stato e del AdE. In materia di tasse, l'ignoranza non esiste l'ignoranza, se esistono i presupposti sei tu a dover dichiarare e poi si vede. Chi ti deve aiutare? Il commercialista. Io con un altro mio amico ho consultato 3, TRE commercialisti e abbiamo avuto TRE risposte diverse, tutte che si chiudevano "aspettiamo di vedere come va, io ti sconsiglio di fare interpello perché ti mostri al AdE, ma speriamo che ci sia qualcuno che lo faccia".
La retroattività sussiste perché teoricamente questo è un servizio che noi offriamo già da tempo, che non era ufficialmente inquadrato ma che rientra sicuramente in una fattispecie legislativa (chi parla di pagamento in natura, chi di altro) su cui teoricamente avevamo tutte le possibilità di informarci, non sarebbe una fattispecie totalmente nuova perché, ad esempio, potrebbe ricadere nello stesso settore degli influencer che ricevono merce dagli sponsor: non hanno un pagamento diretto ma quel valore loro lo devono dichiarare e pagarci le tasse, ed è a mio parere il caso più simile a quello nostro.
Ora, se pensate che sia stato Saviolo a "scoperchiare il vaso di pandora" vi sbagliate, per due semplici motivi:
- c'è stato un interpello precedente;
- la documentazione DAC, sbagliata o giusta che sia, Amazon al AdE la manda e la manderà.
In entrambi i casi, possiamo trovare sia il funzionario (anche direttore regionale o generale, sia chiaro) che ne sappia qualcosa, sia come nel caso di saviolo uno che non ne sa nulla e ignora l'interpello precedente, ciò non vuol dire che l'AdE non ne sappia nulla o, al contrario, sia tutta uniformemente informata.
Se per voi l'idea di continuare all'infinito con il "e poi si pensa" vi fa stare tranquilli ok, ma in un paese normale e civile sapere come e se si devono pagare delle imposte su un possibile servizio è la base.
Dico questo perché se per l'AdE la risposta è "rientra nella fattispecie del pagamento in natura", la retroattività vale eccome, perché non ti stanno imponendo OGGI una tassa, ma ti stanno facendo notare che avresti dovuto sapere di rientrare in quella fattispecie e quindi pagare.