AndreaCicca La Rai non deve corre nessuna strada con le proprie gambe, è l'emittente pubblica statale che viene finanziata come qualsiasi altra emittente pubblica tramite contributi (in questo caso il canone) versati dai cittadini.
Se per "qualsiasi altra emittente pubblica" ti riferisci a quelle estere, beh in realtà sono molto poche quelle che fanno pagare il canone e trasmettono anche la pubblicità agli stessi livelli di un'emittente commerciale come succede in Italia.
Per esempio su BBC World vedi la pubblicità proprio perché il canale, destinato a un pubblico che sta all'estero, non è finanziato dal canone dei cittadini britannici, che giustamente vogliono pagare solo per i canali destinati a loro. Quindi tutta la BBC "britannica" è totalmente senza pubblicità. Un modo molto intelligente di utilizzare e ripartire il denaro pubblico… altro che RAI. In sostanza, se chiedi un contributo pubblico per un servizio pubblico (che mi pare anche giusto) poi non fai la pubblicità selvaggia delle altre emittenti private.
Altre grandi emittenti pubbliche estere ammettono la pubblicità, ma con limiti molto ridotti rispetto alla RAI e spesso solo di un certo tipo. Invece, in Italia non c'è alcuna differenza tra la pubblicità della RAI e quella di Canale5, La7 o SKY: sono gli stessi perfino gli inserzionisti.
Arrivati a questo punto, non è affatto assurdo il discorso di chi ritiene che il canone RAI, mascherato in burocratese come "tassa sul possesso di apparecchi atti o adattabili alla ricezione del segnale radiotelevisivo", sia una rapina a mano armata: la RAI guadagna già con la pubblicità, proprio come fa un privato, e quindi se usasse bene i soldi potrebbe mantenersi senza problemi.
Infine, nella patria della televisione (Stati Uniti), la televisione pubblica non esiste proprio, e nessuno ne ha mai sentito la mancanza. Eh eh vai a proporre agli americani di pagare una tassa sulla televisione, magari pure con la pubblicità…