sursumcorda Quanto costerebbe a loro e quanto costerebbe ai big? E con che ritorno? Altrimenti rimane wishful thinking.
Ovviamente si devono ripartire il prezzo wholesale tra chi ci mette sola la rete e chi può offrire il servizio avendo già gli strumenti per offrirla ai diversi ISP.
Di fatto una rete sottoutilizzata o semi-vuota rende poco o nulla; guardando le statistiche si può ricavare che la differenza delle percentuali di penetrazione della FTTH ci dicono quanto renderebbe affittarla.
sursumcorda il win c'è quando qualcuno mette i soldi. L'unico attore che può lavorare in perdita o con ROI lunghissimo è lo stato. Tu ne vedi le condizioni?
Il win-win è che da una parte il piccolo ISP riuscirebbe a vendere la FTTH anche a chi oggi rinuncia al passaggio e d'altro canto chi affitta la rete potrebbe renderla sfruttabile ai diversi ISP.
L'investimento in questo caso l'ha già fatto il piccolo ISP ma se i potenziali clienti non aderiscono o lo fanno molto limitatamente, a mio parere non ne traggono beneficio nessuna delle due parti. Win-win è quando entrambe le parti ne traggono dei benefici.
Ti ricordo che lo stato in questi casi è stato estromesso dal first-player, il primo arrivato si è creato di fatto una sorta di monopolio, altrimenti ci avrebbero messo i soldi del bando PI1G o sarebbe intervenuto un privato con il co-investimento.
Comunque la percentuale di perdita sarebbe oggettivamente riscontrabile, basta che vengano forniti i dati statistici di penetrazione della FTTH in rapporto alla FTTC nei comuni dove ci sono reti in wholesale aperte e dove ci sono i piccoli ISP con le loro reti chiuse. Se come sospetto la penetrazione è molto minore questo sta ad indicare comunque un fallimento:
- Dimostra empiricamente che il problema non è la mancanza di infrastruttura, ma la chiusura della rete.
- Rafforza l’argomento secondo cui l’accesso wholesale o l’apertura della rete è fondamentale per massimizzare il ritorno economico dell’infrastruttura e garantire libertà di scelta ai cittadini.
- Indica anche che i piccoli ISP privati, pur avendo investito, non garantiscono da soli una diffusione efficace della fibra, se restano chiusi.
Qui si arriva al cuore del dibattito. Si tratta di scegliere tra:
- Gli interessi di pochi operatori privati, che hanno investito in zone dove nessuno altro è andato, e che per proteggere il loro vantaggio creano di fatto monopoli locali.
- Gli interessi dei cittadini, che devono poter scegliere liberamente il proprio ISP, avere servizi competitivi e beneficiare di infrastrutture di qualità, come avviene nelle aree coperte da reti aperte.
Il paradosso è che una rete già esistente, costruita con fatica, può diventare uno strumento di esclusione invece che di utilità collettiva, se rimane chiusa.
Da un punto di vista di interesse pubblico, è chiaro: la libertà di scelta e la neutralità della rete devono prevalere, mentre gli interessi economici del singolo ISP devono essere bilanciati da modelli come il wholesale o la condivisione della rete.
In sostanza: non è una questione di chi ha costruito la rete, ma di chi ne beneficia realmente e, in un mercato sano, a beneficiare devono essere i cittadini, non solo il proprietario della fibra.