Sono sempre più convinto che ad Amazon interessi più la quantità delle recensioni che la loro qualità. Lo dimostra il numero crescente di nuovi membri del programma Vine e, soprattutto, il caso della famosa recensione approvata con un titolo scritto da ChatGPT.
Sembra evidente che l’obiettivo principale sia ottenere più recensioni possibili, senza preoccuparsi troppo di quanto siano accurate o ben fatte.
Hanno anche trovato il modo di creare desiderio e competizione tra i recensori: basta vedere cosa è successo ieri sera, quando dopo quasi due giorni senza alcun “drop” di nuovi prodotti aggiuntivi, il catalogo è stato letteralmente preso d’assalto. Questo meccanismo genera ansia e irritazione nei Viners, costretti a passare ore davanti allo schermo a tentare di prendere qualcosa di valido, spesso tra errori, attese infinite ed ovviamente sopraffatti da chi utilizza bot per gli ordini
D’altra parte, chi non vorrebbe entrare in Vine e trovare tra i consigliati un portatile da mille euro che aspetta proprio noi? Penso chiunque. Ma non è questo che Amazon vuole.
Ogni tanto ci capita di trovare un prodotto interessante, certo, ma serve solo a mantenerci attivi: a farci credere che valga la pena restare nel programma. Se qualcuno si stanca della troppa “paccottiglia” e decide di smettere, poco importa: c’è una fila lunghissima di persone pronte a prendere il suo posto per una cover gratuita. Per Amazon, nessuno è indispensabile ma tutti sono utili: questo è il loro modo di operare.
Non credo che ad Amazon interessi la nostra salute mentale, o che ci sentiamo appagati, stressati o frustrati. Non importa nemmeno se pensiamo di essere ottimi recensori e di meritarci di più. L’unica cosa che conta per loro è che produciamo tante recensioni, meglio se tutte a 5 stelle e corredate da foto o video: così i venditori sono felici e continuano a pagare il servizio Vine.
Sulle linee guida scrivono che bisogna essere imparziali e trasparenti, ma il messaggio implicito è un altro: “fate tante recensioni e fatele positive, non importa se fatte male”.
Devono comunque mantenere l’immagine di grande azienda etica e corretta, altrimenti rischierebbero problemi legali con le associazioni dei consumatori. Ma, leggendo tra le righe, il senso è chiaro: nel commercio non vince chi è più giusto o etico, ma chi riesce a fatturare di più.